Chi perde la roba perde molto, ma chi perde il cuore perde tutto

La “roba” ovvero tutto quanto sembra soddisfare il nostro ego: soldi, case, terreni, gioielli, macchine; cose tangibili, visibili, da ostentare.

Certamente soffriamo se a causa di contingenze negative vediamo il nostro patrimonio che si assottiglia.  

Ma il dolore più cocente si prova quando si perde l’amore, bene che non conosce sottrazioni, divisioni poiché è generoso, esclusivo, regala armonia da sola capace di conservare, scovare, moltiplicare ogni tesoro.

Di questi tempi più che persa, “la roba” ci è stata brutalmente sottratta. 

A tanti sulla tavola, a tutti nei rapporti, nella socializzazione, negli affetti, obbligandoci a vivere isolati nella stretta capsula famigliare.

Guai però perdere in questo forzato eremo il cuore. 

Quello che ci è stato rubato, “la roba”, tornerà, naufragherà tutto, invece, se avremo perso l’amore.

SAN VALENTINO

La festa di San Valentino, festa degli innamorati, è una ricorrenza recente, celebrazione moderna.

Per i contadini,  (A San Valentì ‘l gias l’è tenerì) era solo una data di riferimento meteorologico che annunciava che la morsa del ghiaccio invernale un poco si allentava.

Ricordate il secchio d’acqua dimenticato fuori casa trasformato durante la gelida

notte in un cubo di ghiaccio profondo quanto il recipiente che lo conteneva?

Ecco, a San Valentino queste durezze un poco si scioglievano e fa piacere pensare che il disgelo inteneriva anche il cuore degli innamorati.

TENERO AMORE!

Quanto ne abbiamo bisogno in questi tempi difficili!

Lascio allora i campi e ricordo che:

“…L’amore è un tesoro senza tempo, non abita in nessun luogo ed è ovunque, l’aspetti all’alba arriva al tramonto, lo credi in cielo lo trovi sulla terra. Sempre ti sorprende!”

(Da: “L’amore profuma di rose” di Silvia e Teresio Bianchessi – Ed Monti)

Pandemia: percezione e politica

Una sofferenza che non vuole terminare; gli esperti dicono che ora in Italia siamo in presenza della seconda ondata pandemica e che non si può escludere una terza a tarda primavera.

Continua il dolore, ma com’è diversa la percezione rispetto al primo traumatico incontro con il Covid-19 giusto un anno fa!

Più nessuno oggi espone bandiere, striscioni di solidarietà verso gli operatori sanitari, non si vedono più i disegni dei bambini, arcobaleni che rassicuravano: “Ce la faremo”.

Oggi tutto tace, ed è un silenzio che tradisce rassegnazione, fatalismo, che induce molti ad avere una errata percezione della situazione, a sottostimare il rischio con comportamenti irresponsabili, eppure basterebbe leggere i dati. 

Un mio file in Excel recitava al 30/06/20 n. 34767 decessi; i dati aggiornati del Ministero al 30/01/21 dicono che in Italia ci sono stati 2.541.783 contagi e n. 88279 decessi numero spaventoso ancor più se lo si raffronta col dato dei decessi al 02/12/20: 57045; la differenza fa 31242 decessi in due mesi, vale a dire una media di circa 500 morti al giorno.

Numeri che fanno rabbrividire eppure dal primo febbraio quasi tutta l’Italia diventerà “gialla” che significa più contatti, più libertà di circolazione, apertura locali pubblici e questo di sicuro  falserà ancor di più la percezione pandemica, speriamo bene.

E la politica che fa? Litiga. 

Per strategie su come sconfiggere il virus e proteggere la salute dei cittadini? No! 

Per il piano di vaccinazione da perseguire il più in fretta possibile? No!

Eppure il presidente della Repubblica Sergio Mattarella le priorità le aveva messe ben in ordine: “L’Italia, come tutti i Paesi di ogni parte del mondo sta affrontando nuove e pericolose offensive della pandemia da sconfiggere con una diffusa e decisiva campagna di vaccinazione. A questa emergenza si aggiunge una pesante crisi sociale, con tanti concittadini in gravi difficoltà, e pesanti conseguenze sulla nostra economia”.

Con le parole… “A questa emergenza si aggiunge”  inequivocabilmente indica la priorità.

Invece per che cosa litiga la politica? 

Litiga per la gestione dei fondi europei, per soldi, per interesse.

Mentre scrivo sono in corso le consultazioni per un incarico a Draghi per ricostituire in fretta un nuovo governo,  ma tizio non vuole caio e caio non vuole tizio e uno ci sta l’altro no, con questo oggi mai più, ma domani forse.

Non si trova una soluzione? Che problema c’è, andiamo alle urne, mettiamo in moto una poderosa macchina organizzativa, milioni di italiani davanti ai seggi e il virus…ah il virus!?

La conclusione è amara, continuino a morire i cittadini, tanto le priorità per loro sono altre.

FESTE PANDEMICHE

Con l’arrivo dei Re Magi le feste finiscono e l’indomani si possono levare addobbi alle porte, riporre nelle scatole le statuine del presepe e le palline dell’albero.

Negli anni addietro questo momento coincideva con una disputa con mia moglie perché faticavo a distaccarmi dalla tenerezza della natività, dai pastori, dalle pecorelle; quest’anno non ho opposto resistenza e già la sera del sette gennaio deponevo tutto ordinatamente sullo scaffale in cantina.

Natale pandemico, feste tiepide, saluti, brindisi e tombole collegati in zoom, regali ai nipoti lasciati in portineria, messa natalizia davanti al televisore, pranzo di Natale in solitudine e bollettini serali a spegnere improvvidi entusiasmi.

Quello però che più mi ha sconcertato è stata la sensazione di feste schive, scivolate via frettolose; ieri ho appeso il calendario dell’avvento e già Gaspare Melchiorre e Baldassare si sono allontanati da Gesù?

Di certo i giorni sono stati numericamente tanti quanto gli scorsi anni, diverso però il nostro stato d’animo caratterizzato da una inconscia quanto sacrosanta voglia di spingere più lontano e più in fretta possibile questo tanto indesiderato tempo pandemico.

Che anche le feste, allora, si allontanino più in fretta possibile perché, nascosto nel nostro cuore è acceso e aspetta di diventare fiamma, il lumicino della speranza aiutata ora anche dall’arrivo dei vaccini.

Gesù Bambino fa che sia così e vedrai che il prossimo Natale ci ritroverai di nuovo tutti davanti alla tua culla col sorriso sulle labbra.

L’EPIFANIA TUTTE LE FESTE PORTA VIA

L’Epifania festeggia i Re Magi che hanno adorato e fatto conoscere il Bambinello a tutto il mondo d’allora, risultando così antesignani dei blogger.

Il proverbio racconta che, andandosene, i tre cavalieri venuti da lontano, portarono via con loro il clima festoso di quel magico tempo. 

La tradizione racconta poi che fino al secolo scorso i contadini accendevano, quella notte, fuochi nei campi e per rischiarare il periglioso rientro di Gaspare, Melchiorre e Baldassare, e per bruciare simbolicamente il male.

Su quelle fiamme i Parroci gettavano l’acqua benedetta che scoppiettava e per i presenti quelle erano le grida dei demoni che fuggivano. 

Altra remota tradizione racconta che le ragazze, pronte a maritarsi nel nuovo anno, la vigilia dell’Epifania, accartocciavano singolarmente tre fagioli: uno intero, uno mezzo sbucciato e uno interamente sbucciato e li riponevano sotto il cuscino poi, al risveglio, due li buttavano e quello trattenuto era presagio delle condizioni economiche che avrebbero incontrato in casa del loro sposo. Tradizioni, tempi lontani.

Oggi: Continuino ancora i fuochi della notte a riscaldare il cuore degli innamorati, illuminino e proteggano i passi di questo nuovo incertissimo anno e che la Befana, insieme alle feste, si porti via anche il tanto detestato virus.

Buon Anno 

Santa Lucia il giorno più corto che ci sia

(13 Dicembre)

Santa Lucia, vergine e martire siracusana, vissuta tra il 280 e il 304 D.C. condannata dal perfido prefetto di Siracusa Pascasio, subì il martirio sotto l’imperatore Diocleziano.

E’ venerata dagli adulti per la sua indomita e limpida fede e invocata a protezione della vista e del fuoco.

Dai bambini di molte province del nord è, a dir poco, adorata perché nella notte tra il 12 e il 13 dicembre attraversa tutti i paesi con il suo inseparabile e docile asinello, lasciando loro dei doni.

Che lunga però l’attesa e interminabili sono le ore, l’alba non arriva mai!

La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia anche perché, a metà dicembre, le giornate sono brevi, è buio presto la sera e la luce arriva tardi la mattina.

Sono le giornate più uggiose, tristi di tutto l’anno ed è forse per questo motivo che Santa Lucia ha deciso di portare un poco di luce proprio in questo periodo dell’anno, per incoraggiare gli uomini a vincere comunque le tenebre, anche quelle del male, facendoci intravedere la luminosa stella del Natale che porterà a tutti gioia e speranza.

Natale con i tuoi, pasqua con chi vuoi

Quant’è difficile commentare di questi tempi i proverbi, come poter sostenere ancora: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”  quando le delibere ministeriali, responsabilmente, dissuadono genitori, figli, nipoti, nonni, dal ritrovarsi attorno alla tradizionale, festosa tavola natalizia.

Aggrappiamoci allora a quel “con i tuoi”  proviamo a coniugarlo con parole quali intimo, esclusivo, riservato, affettuoso, tenero, fingendo di ignorare, almeno quel giorno, i termini che tanto ci hanno affaticato in tutti questi mesi: distanziamento, solitudine, dolore, nostalgia, depressione.

Non si può fare altro, questo Natale deve fare i conti con la pandemia, facciamo in modo che non vinca lei.

Al supermercato ho rivisto dopo tanto una conoscente, cara persona, come va, ho chiesto.

Ho perso mia figlia risponde, fatico a trovar parole, mi toglie lei d’impaccio dicendomi con viso sereno, con tono persuaso, che non fa nulla, nulla perché Silvia è sempre lì con lei, proprio la sente vicina.

Natale arriverà. 

Con cuore affaticato guarderemo con fiducia alla culla del Bambinello che ci ha promesso, per l’anno nuovo, un vaccino che sconfiggerà questo virus.

Il Bambinello poi, ne è sicuro, dice che ci ritroveremo tutti, che la sofferenza di questo insolito Natale “con i tuoi” passerà e centuplicherà la voglia di rivederci per un festoso, ritrovato abbraccio che sarà carico di un amore mai visto prima, nuovo, potente, saldo.

Non può che essere così.

Passato che torna

Alla grotta di Lourdes

il crepuscolo sovrasta la luce

da piccoli grani di madreperla

sgorgano Ave Maria imploranti:

…adesso e nell’ora della nostra morte.

Un tempo l’innocente bontà dei bimbi

posava dorati chicchi nel barattolo

  fioretti  che portavano dritto in paradiso 

dall’angelo di Dio che abitava lassù.

Piccoli impegni di bontà

contro la paura del fuoco

mani giunte in preghiera

accoglievano il  perdono.

Male e bene sentieri distinti  

a volte la vita li confondeva

all’ostensione però la nuvola d‘incenso 

rendeva sacri sia il vespro che le fatiche.

Ora un infuocato tramonto

richiama quel passato perduto

la fine ancora ha bisogno di luce

di fede di speranza anche carità.